Su di me...

Autodidatta, figlio d'arte, inizia ad assistere il papà fotografo all'età di 8 anni.
Per la gita scolastica in terza media riceve a "prestito" la Rolleiflex del padre e se ne innamora.
A 16 anni il terzo premio nel concorso "l'ultimo treno" in occasione dell'inaugurazione della Stazione Ferroviaria di Pescara, con l'opera "INFINITO.
Recentemente ha collaborato nella realizzazione del catalogo per l’artista mosaicista Bruno Zenobio (2011-Colonne Musive totem stele) e curato le copertine per il mensile BLU 24 MAGAZINE.
Fotografo ufficiale dal 2008 della squadra di basket femminile Panthers Roseto, le sue foto sono state pubblicate anche su varie riviste quali Abruzzo Sport, Eidos, Abruzzo Più, Abruzzo e Sabina di ieri e oggi, L’Araldo abruzzese, ecc.
-Presidente di giuria nel concorso fotografico VISTA MARE nel 2009
Direttore artistico della manifestazione “UN PUGNO D’IMPEGNO” NEL 2011
-Giovedì 28 Luglio
ore 18.00 – 24.00 Loggiato “sotto Belvedere”
- Direttore Artistico Mostra fotografica e immagini video – tema “un pugno d’Impegno su Cuore Alto”
(Sport – Boxe e Volontariato) – Proiezione Video documentario “Rocky Marciano” 28 e 29 Luglio 2011

Critica
mostra "Figli dello stesso Mare"
...Diciotto scatti in digitale sul tema del mare costituiscono la personale di questo fotoamatore, che per la prima volta ‘mette a nudo’ se stesso e la passione per un’arte praticata fin dall’infanzia accanto al padre fotografo. Da qui l’emergere di una creatività che – immune da qualsiasi condizionamento dovuto alla tecnica – è frutto esclusivamente dell’istinto e di una lunga esperienza ‘visiva’ sul campo. Un’esperienza che nasce da una concezione “purista” della fotografia, per cui inizialmente (e per molto tempo in realtà) è solo un intuitivo ‘occhio’ analogico a registrare l’immagine sulla pellicola.

Ad un certo punto, però, qualcosa cambia nel percorso artistico di Cristian Palmieri: avviene così, quattro anni fa, il passaggio al digitale, con la conseguente scoperta di nuove potenzialità tecniche ed espressive. Nel frattempo matura anche l’idea di un progetto, inteso come una serie compiuta di scatti che servano a ‘strutturare’ un discorso unitario. Sì, perché la fotografia per Cristian Palmieri significa “parlare con le immagini”: lui, che non ama le parole, preferisce affidare pensieri ed emozioni ad un personalissimo registro linguistico che si esprime attraverso una fotografia “carica di tempo” (Walter Benjamin) e di esistenza.

Il mare, elemento iscritto nel ‘codice genetico’ di chi – come l’autore – convive quotidianamente con la forza e la tranquillità di questo elemento, è rappresentato dall’artista in tutta la sua valenza simbolica, archetipo della natura che genera la vita, e quindi paradigma della condizione umana. Sembrerebbe chiara, allora, l’interpretazione legata a questo tema; e invece, nelle foto in mostra non è possibile individuare un’unica (scontata) chiave di lettura.

La sensibilità dell’autore ci porta ad esplorare il mare nel suo lieve adombrare la figura umana (un pallone, delle orme) e nel suo doppio moto centripeto e centrifugo, che dà luogo ad una potenza esplosiva o ad una calma distesa; quest’ultima, poi, può essere diversamente raffigurata tramite un insieme tonale (“Ninna nanna”) o piuttosto un gioco cromatico e geometrico (“Pattino”).

A volte nell’immagine irrompe la violenza della moderna tecnologia (“La nascita di Venere”), quella che accelera lo scorrere del tempo e fa sì che l’uomo sia dimentico di se stesso; altre volte, invece, il mare appare fermo in un istante cristallizzato e fisso – grazie all’uso del bianco e nero – sull’eternità (“Pescatore”).

In ogni caso, la componente emozionale prevale su ogni tipo di ricerca figurativa o astratta: è un “attimo interiore” quello che detta la fotografia di Cristian Palmieri, lo stato d’animo di chi ha l’umiltà – e il desiderio – di riappropriarsi di una dimensione solipsistica ed intima di fronte alla natura, con la quale l’autore comunica per mezzo della fotografia, “scrittura con la luce” che invera corpi, spazi, oggetti… e l’invisibile che c’è in ognuno di noi.
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mostra "Luce nel silenzio"
...Cristian Palmieri presenta in questa occasione una ricerca sulla luce: essenza stessa della fotografia, essa muta da elemento formale ad identità tematica, arricchita - grazie all’uso della stampa su tela - da suggestivi effetti pittorici e materici. Sullo sfondo alcuni eremi abruzzesi (come i celestiniani S. Bartolomeo e S. Spirito a Majella), luoghi di devozione in cui ‘abita’ il silenzio: un ‘alveo’ oscuro da cui il fotografo riesce a far scaturire possibili ‘varchi’ di luce, metaforicamente intesa come slancio, proiezione futura, sogno. Anche laddove compaiono i simboli della cristianità e della fede religiosa, è una luce tutta laica ed umana - che riflette la vita - quella che anima questi scatti, nell’intento di rivelare forme ed ambienti nascosti alla quotidianità.

La fotografia di Cristian Palmieri è intimista e al contempo ‘panica’, tesa cioè all’osservazione della natura nella sua dimensione più ampia, in un senso che abbraccia idealmente tutto l’universo. Il fotografo ‘filtra’ il reale - senza mai distorcerlo - attraverso la sua soggettività, per entrare in contatto con gli altri e con il mondo nell’emozione di un istante ‘disteso’, meditato per mezzo della macchina e della sua mutevole capacità espressiva.
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mostra "Il respiro della Terra"
...Dall’osservazione sulle possibili forme del mare (Figli dello stesso mare, 2009), alla ricerca tematica sulla luce, rivelata a contatto con alcuni eremi abruzzesi (Luce nel silenzio, 2010), fino al presente lavoro incentrato sulla terra, il fotografo rosetano propone un’indagine sul mondo naturale che ci conduce sempre più in profondità all’interno della sua visione. Lo ‘sguardo’ dell’autore si conferma infatti ancora una volta rivolto verso una latitudine - artistica ed esistenziale - intima e raccolta, che vive nell’individuazione di dettagli nascosti, quelli in cui si celano la verità e l’essenza delle cose.

È quanto avviene ne Il respiro della terra, anche attraverso una sperimentazione tecnica che si serve della stampa su tela, per conferire agli scatti una resa materica, in alternanza con l’uso di carta baritata, fibra naturale che serve ad accrescere gli effetti espressivi sul piano cromatico. Particolarmente suggestive risultano pertanto alcune immagini che hanno per oggetto le radici degli alberi, in cui il mezzo fotografico riesce a disvelare le forme organiche insite nella natura, che alludono all’uomo e all’origine della vita. Le molteplici pieghe del mondo vegetale emergono così in superficie attraverso grovigli di linee prevalentemente nodose e contorte, a cui l’arte fotografica di Cristian Palmieri restituisce la dimensione - perfetta e assoluta - di un tempo interiore.

Immagini mute ma eloquenti, che a volte si accendono di colore, in cui in realtà è il colloquio con se stessi a prevalere, nella volontà di recuperare quel senso di appartenenza alla terra che è il ‘respiro’ della nostra vita e della nostra - umanissima - identità.